mercoledì 30 aprile 2008

Lanza e Bonaccorsi: vi aspettiamo per lo shampoo

Derby 2007: Lanza spinge bruscamente "Sua Maestà" lanciato in contropiede. Il pubblico gialloblù scoppia, urla, ringhia. Si appiccica alla balaustra. E rifila uno shampoo di scaracchi su Lanza. Questo è stato, è e sarà PER SEMPRE il derby tra LL e Pl. Lanza è stato affogato dagli scaracchi proprio perchè piellino verace. Meglio un Lanza, anche se piellino, che un qualsiasi giocatore che scende in campo tanto per fare, senza cuore e "ghigna". Di giocatori "ruvidi", "ribelli","maledettamente livornesi" ce ne sono pochi. ONORE perciò al grande Lanza e al Bomba Bonaccorsi: sarete sempre ODIATI e riempiti di caccole e catarri verdi-rana, ma sappiate che i vostri "nemici" gialloblù vi "odiano" proprio perchè avete rappresentato il cuore, la grinta e la strafottenza dei cugini piellini. Grazie alle vostre parole, ai vostri gesti, ai vostri punti (sigh!!) ci avete fatto "dannare" l'anima per molti anni....ma ci avete anche fatto vivere allo stesso tempo delle domeniche MAGICHE, indimenticabili! E allora ben vengano le gomitate di Lanza e le bombe da 7 metri di Bonaccorsi, ben vengano i peli di cazzo lanciati in campo dai tifosi gialloblù, ben vengano le risposte del Bomba e di Lanza, oltre che dei piellini "più sanguigni"....Senza questi episodi, il basket a Livorno non avrebbe raggiunto il livello che ha raggiunto a fine anni ottanta!

Il derby LL-PL: che roba ragazzi!!
(ps nelle foto: Bonaccorsi in palleggio, Fantozzi ha appena finito di fargli il gesto dell'ombrello)

Articoli vintage: Enichem, cinque ragioni per dire Livorno

da Repubblica — 20 dicembre 1988

LIVORNO in testa al campionato è una prima volta, ma è anche una cosa seria, dopo 12 giornate di viaggio. E un primato conquistato in casa di chi, davanti al gruppo, è abituato a starci, vale anche di più. Alberto Bucci dice che non c' è da sognare, che altri squadroni sono stati attrezzati per la corsa allo scudetto. Ma in testa quasi a metà strada non c' è finito per caso. Qualche motivo ci sarà.

1) Il gioco, naturalmente. L' Enichem gioca bene dalla prima giornata (quando il primo botto furono 19 punti rifilati alla Knorr miliardaria), ha perso solo 3 partite, ha l' attacco più forte dell' A1, 99 punti a gara. Ha scelto di correre, di fare un canestro in più. Le filosofie son buone tutte, nel basket, così come nel calcio pagano sia la zona che la uomo. La forza di Livorno è che ha 6 giocatori che si trovano a memoria (i 4 italiani-base sono assieme da 5 anni). Il limite è che in 6, a giocar di corsa, si rischia di scoppiare.

2) Il gruppo. Termine abusatissimo nello sport che vince, come se le squadre perdenti fossero falangi allo sbando. Però, questa di Livorno, è una situazione particolare, specialmente da qualche giorno. Da quando cioè Bucci è uscito allo scoperto, prima del match di Milano, e ha sparato a pallettoni contro la società. Accusa: vivere sott' acqua, non proclamare mai obiettivi, non individuare mai colpe. Navigare, bene o male. La squadra si è compattata col coach, in spogliatoio, anche contro questa situazione. Bucci ci prova così, alzando la posta: poi magari, a fine anno, cambierà aria.

3) Gli italiani. Carera, Forti, Tonut, Fantozzi, cioè i belli senz' anima, per luogo comune ora traballante. Entrati e usciti in Nazionale, ora più fuori che dentro. Grandi progressi di Fantozzi: da solista delizioso ma anche sventato, a regista vero della squadra.

4) Gli stranieri. Wendell Alexis fu scaricato da Madrid: arrivava Drazen Petrovic, per lui non c' era più posto. Oggi, al Real, sono pentitissimi di non averlo più (al posto di Rogers). Due metri, veloce, duro in difesa, Alexis tira bene ed entra meglio: un pesce difficile, imprevedibile da marcare. Fa 22 a partita, senza neppur dare l' impressione di cercarne di più. Joe Binion era nessuno, quando Livorno l' ha preso (dopo aver invano inseguito l' ottimo Johnson della Knorr): in Israele gli avevano inchiodato gli ultimi mesi di stipendio, in America non aveva visto Nba, solo la lega semi-pro Cba. Binion ha avuto un contratto a gettone, anche perchè, essendo solo 2.04, sfigurava accanto agli armadi avversari. Adesso è fisso, a Milano ha infilato 29 punti, in media ne fa 18 e acchiappa 12 rimbalzi.

5) Il tecnico. Bucci sa muovere i suoi giocatori, ma soprattutto conosce le strade del cuore dei suoi uomini. L' anno scorso andò malissimo: lui avrebbe voluto cambiare due americani cari e famosi, ma finiti e indolenti come Johnson e May, chiuse l' anno navigando, appunto, bene o male. E' restato per le rivincite ed ora sente molte sintonie con questa squadra: un po' come a Rimini, quando era un allenatore-ragazzo e salì dalla D alla A, o a Fabriano, dall' A2 all' A1, o a Bologna, l' anno dell' ultimo scudetto Virtus.
Walter Fuochi

martedì 29 aprile 2008

Libertas, niente ansia

LIVORNO. Arriva il primo verdetto definitivo nel campionato di C2 ed è uno di quelli che non fanno piacere: Carrara, una società gloriosa, appena 2 anni fa ancora in B2, lascia anche la C e sprofonda nell’inferno della serie D, un campionato dal quale non è per niente facile risalire. Per il resto tutto rimandato all’ultima giornata, compresa la promozione della Libertas che si ferma sul più bello ad Agliana, quando il traguardo era ormai ad un passo. Certaldo condanna come detto Carrara, San Miniato la spunta nel finale in Valbisenzio rimontando 13 punti e può ancora ambire al terzo posto che si giocherà domenica in uno spareggio secco con l’Us Livorno. Queste le prime quattro. Dietro sono sicure dei playoff Bottegone, che vince facile su Grosseto, Laurenziana, altrettanto netta su Venturina. Anche Piombino (32 punti di Pablo Crudeli nella vittoria di misura su Valdarno) e Venturina faranno sicuramente i playoff mentre una fra Altopascio e Chiesina andrà in vacanza anticipata. L’altra salva senza passare dalla roulette dei playout la conosceremo solo domenica sera, insieme alla griglia completa dei playoff.

Qui Libertas. I sogni muoiono all’alba, a volte anche nell’ultimo tempino di una partita di basket. In vantaggio per tutto l’incontro, a tratti anche con margini da doppia cifra, la Libertas si paralizza (emozione?) nell’ultimo quarto, sperperando negli ultimi 5 minuti tutto il vantaggio accumulato. La difesa molto fisica dei padroni di casa fa premio sulla maggior caratura tecnica della squadra di Marco Mori che comunque riesce a giocare il suo basket per più di 30 minuti, segno che il problema (se di problema si deve parlare) non è stato di natura tecnica. Nel finale punto a punto arriva anche qualche errore di troppo dalla lunetta (dev’essere nel Dna della squadre livornesi, nessuna esclusa...) e Agliana coglie una vittoria che la lascia aperto un piccolo spiraglio di salvezza diretta. Nessun dramma, c’è un altro match-ball a disposizione (domenica in casa con Piombino) e, nella più triste delle ipotesi, un playoff da giocare con il vantaggio del fattore campo. Dispiace, certo, ma non è il caso di farsi prendere dalle paranoie.
(dal Tirreno del 29 aprile 2008)

lunedì 28 aprile 2008

Niente drammi

Niente drammi per favore, ci poteva stare. Lo ripetiamo da sempre che sarebbe stata una battaglia fino all'ultima sirena. Il calendario ci ha riservato alla terzultima e penultima giornata due trasferte su campi tradizionalmente caldi e per di più contro due compagini in piena lotta per la salvezza. Inevitabile incontrare delle difficoltà. Nessuno stende il tappeto rosso, anzi contro la capolista tradizionalmente si raddoppiano le forze.


Superata brillantemente l'insidia San Giovanni V.no, la Libertas scivola sul parquet di Agliana per 74 a 71, al termine di una gara dalle mille emozioni e risoltasi sul filo di lana, che si sarebbe potuta concludere in modo diverso se all'improvviso, sul finire del terzo quarto e avanti di quindici punti, la squadra non avesse "smesso di giocare", forse convinta di aver già chiuso la pratica.

Palestra "Capitini" al limite della capienza e gran tifo sugli spalti per entrambe le compagini. Agliana fa capire fin dalle prime battute quale sarà il proprio atteggiamento: grande intensità difensiva, con pressione continua sul portatore di palla e sulle bocche da fuoco gialloblù. Gara che si snoda per i primi due quarti su di un piano di perfetto equilibrio, con continui sorpassi e controsorpassi, senza però raggiungere vantaggi superiori ai cinque punti (22-19 il punteggio in favore dei locali al 10' mentre sono i gialloblù ad andare negli spogliatoi avanti per 38 a 36). La Libertas soffre un po' troppo sotto le plance, concedendo spesso secondi tiri agli avversari (davvero brava l'ala forte Mariotti dimostratosi un autentico rebus per la difesa livornese), mentre sul fronte offensivo Tonietti e Sidoti riescono comunque a ribattere colpo su colpo alle giocate avversarie.

Nella terza frazione la gara sembra volgere decisamente in favore degli ospiti. Un break di 21 a 8, firmato dalle triple di Bellavista e Stolfi e soprattutto dai ripetuti jump di Tonietti (il migliore dei suoi con 22 punti all'attivo), portano i gialloblù sul 59 a 44 al 28', per chiudere su un rassicurante +11 (59-48) al suono della terza sirena. Risultato in cassaforte? neanche per sogno. Cascavilla e compagni all'improvviso, anzichè continuare a giocare di squadra, affrettano le conclusioni concedendosi troppe forzature al tiro che non hanno ragione di esistere. La Libertas improvvisamente non trova più la via del canestro e si innervosisce. Agliana poco alla volta risale nel punteggio, ci crede sempre più fino ad effettuare addirittura il sorpasso a -3'40" dalla fine (66 a 65). Complice anche la consueta idiosincrasia dalla linea dei tiri liberi (anche ieri un misero 10 su 20 dalla lunetta), si arriva punto a punto fino agli ultimi spiccioli di gara, dove per due volte consecutive Bellavista si vede sputare dal ferro la tripla del sorpasso, mentre in sequenza Sidoti, Stolfi e Tonietti sbagliano i tiri liberi che, nonostante tutto, potevano far si che si portassero a casa vittoria e promozione con una giornata di anticipo.

Ma ripetiamo niente drammi. Adesso è necessario sgombrare subito la mente dai cattivi pensieri e concentrarsi sull'ultima sfida che vedrà di scena alla Gemini (attenzione domenica 4 maggio ore 18,00 alla Gemini) la Pallacanestro Piombino, squadra già matematicamente qualificata ai play off che però ci terrà a fare bella figura. Quindi parafrasando altri sport, assolutamente vietato abbassare la guardia per sfruttare al meglio il secondo match point.
(dal Sito Libertas)

Kobe Bryant e Fantozzi (dedicato ai piellini)

Vi immaginate la domanda. "Kobe chi ti ricordi del basket italiano? Claudio Bonaccorsi". (AH AH AH AH!!)


Pubblichiamo da oggi una serie di articoli vintage che hanno a che vedere con la storia gialloblu, recuperati un po' in qua e là (in rete e fuori), invitandovi a inviarci altro materiale.

Cominciamo con questa intervista ormai storica al più grande giocatore del mondo in attività, apparsa sulla Gazzetta del 19 giugno 2002
Bryant, l' italiano dei Lakers
«Ho iniziato a giocare e imparato tante cose: da voi potrei anche tornare a vivere. Chi mi ricordo del basket? Fantozzi» «Sono legato a Reggio Emilia. Non ho più fatto 63 punti come lì a 10 anni» Parla ancora la nostra lingua, tiene al Milan. E promette: «Sarò ad Atene 2006»

LA STORIA - Uno dei più grandi cestisti del mondo ha passato la sua infanzia nel nostro Paese Bryant, l' italiano dei Lakers «Ho iniziato a giocare e imparato tante cose: da voi potrei anche tornare a vivere. Chi mi ricordo del basket? Fantozzi» «Sono legato a Reggio Emilia. Non ho più fatto 63 punti come lì a 10 anni» Parla ancora la nostra lingua, tiene al Milan. E promette: «Sarò ad Atene 2006»

Una volta Shaq si chiamava Marco Morani e Phil Jackson era Mauro Cantarella, allenatore del gruppo propaganda delle Cantine Riunite. Il piccolo Kobe aveva un anno di meno, ma poteva giocare con i più grandi grazie a uno splendido tiro consapevole che il suo big man e un altro suo compagno di squadra americano, Christopher Ward, fossero più bravi di lui e quindi meritevoli di ricevere i suoi passaggi. La stagione sfortunatamente non si trasformò in threepeat: le Riunite vinsero il campionato provinciale ma persero in semifinale con la Virtus Bologna.

Dieci anni dopo, quando Morani era tornato Shaq e coach Cantarella s' era ritrasformato nel Master Zen Jackson, Kobe Bryant ha vinto il suo primo titolo Nba con i Los Angeles Lakers.

Ma l' Italia è rimasta nel suo cuore: sette stagioni vissute in giro per la penisola, con papà Jellybean, mamma e le sorelle, a scuola, sui campetti, con gli amici e, ovviamente, parlando soltanto italiano. Lo hanno visto tutti i tifosi d' Italia, senza immaginare chi fosse e cosa sarebbe potuto diventare, quando prima e durante l' intervallo delle partite giocate dal padre, andava su e giù per il campo a tirare. All' inizio piccolissimo, poi sempre più grande e bravo. Kobe Bryant parla ancora italiano. E' arrugginito, non si ricorda certe parole, ma se stesse un mese da noi ricomincerebbe a utilizzarlo fluentemente.

«A Los Angeles nessuno lo sa - racconta - mio padre lo mastica poco. Dovrei parlarlo con le mie sorelle ma loro ormai hanno la loro vita e io la mia». Quando era tornato negli Stati Uniti, la sua lontananza per 7 anni dagli Usa gli aveva provocato qualche problema (la sua pronuncia americana era un po' strana) avvolgendolo, però, in un manto di originalità e mistero. Poteva dire di tenere la Divina Commedia sul comodino, usare parole e concetti inusuali. Certo non aveva la testa di un tredicenne nato negli Stati Uniti.

«L' Italia è il posto dove ho iniziato a giocare e ho imparato tante cose - raccontava nella nostra lingua in un incontro durante le finali Nba - sono contento che gli italiani mi seguino con affetto, continuate a farlo. Ho fatto parte di tutte le squadrette giovanili delle società nella quali mio padre giocava, ho iniziato a 6 anni a Rieti. Ha 10 anni, una volta, ho realizzato 63 punti che resta il massimo che sia mai riuscito a fare in una sola partita a qualsiasi livello. Quella che ricordo più di tutti, perché è stata l' ultima ed ero già grande, è stata Reggio Emilia. E dove ci sono le persone a cui sono più legato. Quando vengo in Italia cerco di salutarle».

Su Kobe ci sono tante leggende che abbiamo contribuito a divulgare, sbagliando. Una è quella sul suo numero di maglia, l' 8. Spesso è stata venduta come un tributo dei suoi anni italiani a Mike D' Antoni: «Mi spiace per Mike, ma lui non c' entra. All' high school avevo il numero 33 che ai Lakers era quello ritirato di Jabbar. Ma a un importante camp estivo, quando ero al liceo, mi diedero il 143. Ho fatto la somma ed è venuto fuori l' 8.

Piuttosto il mio idolo in Italia era Alessandro Fantozzi». Bryant non sa che Sandro è ancora un mito ultraquarantenne di Capo d' Orlando: «E' come John Stockton...». I ricordi esagerano. Ci dà anche due grandi notizie. La prima: «Finora non ho mai partecipato a Mondiali o Olimpiadi, le stagioni sono lunghe, bisogna selezionare gli impegni e, d' estate, riposare e migliorare. Ma ad Atene, nel 2004, ci sarò». La seconda: «L' Italia è sempre nel mio cuore e sono felice ogni volta che posso tornarci. Potrei anche decidere di venire a vivere lì e non è escluso che possa finire la carriera da voi, non so a quanti anni, se 30, 35 o 40».

Intanto di italiana c' è la sua Ferrari nera che usa come una smart anche per andare agli allenamenti a El Segundo e che parcheggia al fianco del camioncino di Shaq. Le finali 2002 rappresentano l' entrata nella maturità. A soli 23 anni, Kobe è riuscito a sfruttare tutto l' incredibile talento mettendolo, però, totalmente al servizio dei Lakers. Cosa che, contro i Nets, ha significato fondamentalmente lasciare che O' Neal fosse l' opzione principale per ricoprire mirabilmente la parte del numero due, anche se a 26 punti di media e con una presenza fondamentale nei finali di partita. E' stato il passo più difficile della sua carriera.

«Ho capito il mio ruolo perfettamente - dice -. Abbiamo compiuto un lungo viaggio per arrivare qui, con molti alti e bassi, ma tutti abbiamo compreso chiaramente quale fosse il nostro posto in questa squadra e da quel momento è andato tutto liscio». Adesso dice cose sorprendenti fino a pochi mesi fa, quando i Lakers erano dilaniati dalla sua lotta con Shaq: «Nessuno al mondo domina il gioco come Shaquille e fino a quando sarà in campo, l' attacco deve svilupparsi passando attraverso lui. Perché è lì e per il solo fatto che gioca, ho maggiori opportunità di essere libero e delle occasioni che nessun altro giocatore della Nba può avere».

Un Bryant così, prima di oggi lo aveva visto soltanto coach Cantarella, stracitato dalle telecronache di Telepiù e intervistato da Fox Sports e Espn come mentore di Kobe ai tempi di Reggio Emilia. Quando Kobe passava a Morani, ora commerciante, e a Ward, che sta per laurearsi in ingegneria. E sognava guardando Fantozzi e facendo il tifo per il Milan. Poi è diventato come Mike.
Luca Chiabotti

domenica 27 aprile 2008

Accidenti ai piellini. Perso di 3 a Agliana

Agliana-Gialloblu: 74-71

Partita che si snoda punto a punto per due quarti (+2 Libertas all'intervallo lungo), poi nella terza frazione i livornesi sembrano piazzare il break decisivo (50 - 42 al 25'), raggiungendo il massimo vantaggio sul 59 a 44. Ancora +10 al 30' (59-49), ma nell'ultimo quarto i gialloblù "smettono di giocare" e Agliana è brava ad approfittarne fino al sorpasso del 66-65 a 2'30" dalla sirena. Poi punto a punto fino alla fine con la Libertas che sbaglia troppo dalla lunetta. Complimenti ad Agliana che ci ha sempre creduto. Per la Libertas, resta il secondo match ball promozione domenica prossima tra le mura amiche.

(da Basketcafé)


NUOVA COMAUTO AGLIANA: Franchi 10, Benassai 11, Gorgeri 6, Biscardi NE, Mannelli 8, Ferrari 3, Andreano NE, Mariotti 24, Gori NE, Vanni 12. Allenatore Capecchi.

LIBERTAS: Sidoti 11, Tonietti 22, Fava, Stolfi 14, Cascavilla 5, Capobianchi 2, Scarlatti, Bernini 1, Bertocci 2, Bellavista 14. All. Mori.
ARBITRI: Guccione di Monte San Savino e Ascoli di Pistoia.

sabato 26 aprile 2008

La matematica chiede una vittoria

Da un campionato che a due giornate dalla fine non ha ancora emesso un giudizio definitivo su nessuna delle 16 partecipanti, il minimo che ci si potrebbe aspettare è la contemporaneità delle partite nei due ultimi turni. Invece niente, chi gioca il sabato, chi la domenica, con vantaggi e svantaggi del caso. Cominciano stasera Certaldo e Carrara, pronostico in teoria chiuso, poi Laurenziana e Venturina, con in palio una speranza di quinto posto, quindi Bottegone e Grosseto, divisi fra griglia playoff e playout non ancora scongiurati. Sempre di sabato Chiesina e Calenzano (favori per i padroni di casa) e Us Livorno che deve difendere il terzo posto dall’assalto del discontinuo ma temibile Altopascio. Domani le altre, a cominciare dalla Libertas sull’ostico campo di Agliana dove potrebbe festeggiare, vincendo, la promozione in C1.

Qui Libertas. Sarà la volta buona? Vincendo sì, senza se e senza ma. Addirittura se Carrara dovesse fare il miracolo a Certaldo (ma è bene non farsi illusioni) la partita conterebbe solo per i padroni di casa, diventando per la truppa di Mori solo una passerella anticipata, una festa fuori le mura. Logica vuole però che Certaldo in casa non perda dal fanalino di coda e allora per festeggiare ci vorrà un’altra impresa lontano da casa, dopo quelle di San Miniato e Valdarno arrivate nelle ultime tre settimane. Non sarà facile, ma non sarebbe neppure bello dover rimandare tutto all’ultima settimana. Magari questo sarà nei desideri inconfessati di qualche tifoso, ma sicuramente Mori e i suoi preferiranno e di gran lunga levarsi dagli impicci subito. Per farlo c’è comunque da superare un ostacolo non da poco. Ad Agliana il fattore campo esiste, la squadra corre per un teorico nono posto e non vorrà fare sconti. Ma con la Libertas c’è la superiorità tecnica, il suo morale a mille, la sua capacità più volte dimostrata di mantenere i nervi saldi nei momenti topici delle partite, come una settimana fa in Valdarno. Domani sapremo.

(dal Tirreno del 26 aprile 2008)

Il commento degli Aglianesi
Così ci vedono ad Agliana (dal loro blog):

La Nuova Comauto Agliana affronta la sfida “impossibile” contro la prima della classe Liburnia Livorno, dopo l’ennesima battuta di arresto casalinga contro Certaldo. Ormai certa dei play-out, resta soltanto da stabilire la posizione, importante per avere l’eventuale bella in casa. Livorno, dal canto suo, potrebbe festeggiare la promozione in C 1 proprio vincendo contro i neroverdi, e si presenteranno ancor più determinati che mai. La formazione di coach Mori ha dimostrato, durante l’arco del campionato, di meritare la posizione che occupa, giocando un basket molto efficace e solido, non tralasciando momenti di spettacolo. Le bocche da fuoco Stolfi e Cascavilla saranno da tenere d’occhio in modo particolare, ma è tutto il quintetto labronico, e l’interessante panchina con giovani prospetti, a poter dare dei grattacapi. Dal canto suo coach Capecchi dovrà ancora una volta fare di necessità virtù, adattando le ali Mariotti, Gorgeri e Franchi a giocare spesso da interni. Il presidente Caramelli si augura il pubblico delle grandi occasioni per sostenere come sempre la squadra, e provare a fare lo sgambetto a una squadra che si presenterà con una buona scorta di spumante: “Sarebbe bello riuscire a non farglielo stappare, per congedarci dal nostro tifo per questa stagione regolare con una vittoria di prestigio. Contro le prime quattro squadre in classifica, infatti, non abbiamo racimolato nessun punto, ma soprattutto ciò significherebbe mettersi al riparo dalle due inseguitrici e presentarci al meglio per i play-out. Chissà, sognare non costa niente”. Appuntamento al Palacapitini alle ore 18.

giovedì 24 aprile 2008

Chi non salta è un piellino..

Mi pare a me che nell'ultimi tempi su questo blog ci bazzichino un poino troppi piellini... (pazientate 30 secondi di video, poi cominciate a sartà)



un rito scaramantico in vista di Agliana, un po' come Pisa Merda, via...

Sua Maestà. Il più grande di tutti.

Sua Maestà. Il più grande di tutti.

Una squadra magica!

Una squadra magica!

Indimenticabili!

Indimenticabili!

Sbandati! Il grande tifo gialloblù!

Sbandati! Il grande tifo gialloblù!